UNA PUNTURA DI SPILLO AL PROF. MARCO LEONARDI
CONSIGLIERE ECONOMICO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
 Egregio Prof. Leonardi, titolare di Cattedra di Economia politica presso l’Università di Milano, nonché Consigliere economico della Presidenza del Consiglio, in relazione alla sua intervista concessa al giornale “Il Messaggero” del 21.3.2018 dal titolo “Pensione, attenzione a smontare la Fornero ……”, lei dimostra una totale non conoscenza in materia di normativa che regola l’impianto finanziario e gestionale del Sistema delle pensioni in Italia e in Europa.
  Veniamo ad analizzare due passi, riprodotti in modo testuale, del suo intervento giornalistico:
  • Il primo: “…. Molti sostengono che la spesa relativa alle pensioni ammonta a 11% del PIL anziché al 16%...... scorporando i costi dell’assistenza da quelli della previdenza ……. Tutti i Paesi europei hanno sistemi di classificazione equivalenti al nostro”.
   Prof. Leonardi, mi ripeto, Lei è Ordinario alla Cattedra di Economia Politica, ma si dimostra completamente ignorante nella materia della previdenza, perché ignora che alcune prestazioni, ad esempio, i prepensionamenti, la quattordicesima mensilità, le pensioni integrate al minimo, l’importo aggiuntivo delle pensioni, le pensioni con maggiorazioni sociali, gli assegni familiari/al nucleo familiare sulle pensioni e altri, sono considerate quali sostegno al reddito in molti Paesi europei, mentre in altri, come in Italia, sono equiparate alle pensioni, per cui le domando come può affermare che: “Tutti i Paesi hanno sistemi di classificazione equivalenti al nostro”.                                                                                                                                                                                                                       Evidentemente non conosce il variegato Sistema previdenziale europeo.
    La mancata uniformità della piattaforma europea scaturisce anche dal fatto che in alcuni Paesi non si paga alcun tributo sulle pensioni, se non in misura minimale (per esempio in Germania, Olanda e altri), mentre in altri Stati, tra cui l’Italia, le imposte IRPEF non solo sono interamente a carico dai pensionati, ma sono considerate dal Bilancio INPS erroneamente tra le uscite pensionistiche: Trattasi chiaramente di una “non spesa” e di una partita di giro perché lo Stato le reincamera, attraverso l’INPS, quale sostituto d’imposta, che paga il netto ai pensionati.
   Le predette imposte ammontano a circa €. 50 miliardi annui, cioè oltre 3 punti percentuali di PIL che vanno a lievitare e a far esplodere impropriamente il costo delle pensioni in Italia, in cui, ripeto, si pagano le predette tasse, rispetto alla Germania, per esempio, in cui non c’è alcun carico tributario, con tutte le conseguenze negative che conosciamo: In questa situazione, così frastagliata, prof. Leonardi, come è possibile stabilire una media europea della spesa della pensioni rispetto al PIL, valida e unica per tutti gli Stati dell'Unione Europea. 
    Veda, prof. Leonardi, le sembra giusto sacrificare milioni di pensionati sulla base di dati sbagliati e fuorvianti, come abbiamo sostenuto nei vari post pubblicati nel blog www.fakeinps.it e in particolare nell'ultimo, riguardante “la lettera aperta al Presidente Istat”, che si accinge a presiedere due importanti Commissioni sul tema della previdenza , istituite con legge.
    E’ come se a una corsa podistica (spesa rispetto al PIL) partecipino alcuni corridori (Stati) che partono con tre metri (punti di PIL) di vantaggio rispetto agli altri!
   Se ciò è vero, come è vero (se vuole, vada a controllare), la invito a correggere la sua testuale dichiarazione resa al giornale (“Tutti i Paesi europei hanno sistemi di classificazione equivalenti al nostro”) e soprattutto a concorrere di proporre i giusti correttivi affinché la comparazione tra gli Stati europei sia finalmente paritaria e uguale per tutti.
  •  Il secondo passo: ……” le integrazioni al minimo …. sono classificate come assistenza, ma di fatto sono spese relative alle pensioni”.
   A questo punto mi consenta di confermare che lei, esimio prof. di economia politica, ignora totalmente la disciplina previdenziale e in particolare quella sui criteri che regolamentano la classificazione tra Assistenza e Previdenza
   Nell’ipotesi in esame, sappia che lo Stato, in caso di pensioni d’importo inferiore al minimo vitale, stabilito dalla legge (507 euro, nel 2018), interviene con un importo tale da farle raggiungere il predetto limite: Come spiego ai miei studenti, se dal calcolo retributivo/misto della pensione viene fuori, per esempio, un importo di €. 200, lo Stato è obbligato per legge ad aggiungere una quota integrativa di €. 307. Quest’ultimo importo, prof. Leonardi, ha inequivocabilmente natura di sostegno al reddito minimo pensionistico, per cui come fa ad affermare che le integrazioni al minimo “sono spese relative alle pensioni”. Prof. Leonardi, non le sembra necessaria una sua doverosa rettifica al riguardo?
   Prof. Leonardi, sa quanto costano le integrazioni al minimo? Circa 10 miliardi di euro che vengono addebitate impropriamente e scorrettamente alla spesa pensionistica in Italia e quindi ai lavoratori e non alla Fiscalità generale, come prescrive la Costituzione. 
   Anzi, a tal proposito, si dovrebbe aprire una profonda riflessione in ordine all’evidente discriminazione di cui soffrono coloro che hanno iniziato l'attività lavorativa dal 1996 (soggetti al calcolo contributivo “puro”), ai quali non è stata riconosciuta questa necessaria protezione sociale, con la drammatica conseguenza, vergognosa per una Società civile, che sono in corso di erogazione pensioni/assegni, in particolare d’invalidità, di €.140 al mese (il 10% rispetto a un salario di €.1400 mensili) e quelle di reversibilità di €. 84 mensili (60% della pensione diretta di €. 140), di cui nessuno parla. !!!!!!
   Questo è il vero scandalo, questa è macelleria sociale, cui la Politica, con l’ausilio di Esperti da essa nominati, dovrebbe porre urgentemente rimedio.
La saluto cordialmente.
Lucio Casalino
-Prof. a contratto Università Federico II Napoli
-Ex dirigente Inps
-Consigliere nazionale Cisal
 
Napoli 17 aprile 2018
 
 

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