PER PIACERE QUALCUNO, CHE PUO', DICA A BOERI CHE:

              IL CONTRIBUTIVO È UN CALCOLO INIQUO, PERCHÉ TAGLIA LE PENSIONI DEI PIÙ DEBOLI.
IL BILANCIO DELLE PENSIONI È IN ATTIVO E PUÒ FINANZIARE ANCHE LA " QUOTA 100".
LE STATISTICHE SULLE PENSIONI INVIATE IN EUROPA NE INDICANO UN COSTO GONFIATO.
  
   In premessa, cari lettori, voglio raccontarvi, con questo editoriale, come la previdenza in Italia sia stata martoriata e violentata da oltre un cinquantennio, a partire dalla legge Dini del 1996, da numerose fake news (false notizie) - propagandate dalla vecchia Politica e dai suoi servitori di Stato  - che, in particolare, hanno riguardato:
  • L’utilizzazione, per il calcolo delle pensioni, della regola attuariale sull’aspettativa di vita, mutuato dalle Assicurazioni private, che nel Settore pubblico non solo penalizza i lavoratori più svantaggiati e meno furbi, ma è anche di difficile applicazione.
  • La falsificazione sistematica dei Conti Economici del Bilancio INPS.
  • La trasmissione in Europa di statistiche sulle pensioni gonfiate e non rispondenti alla reale spesa sostenuta in Italia.  
   Cari lettori, la ragione essenziale di questo blog (il cui titolo, “FAKEINPS" cioè un falso INPS, calza a proposito perché l’Ente e il suo Presidente stanno svolgendo, in massima parte, funzioni non proprie), è quella di cercare di districare, in termini comprensibili, l’ingarbugliata materia assicurativa-previdenziale che aggroviglia il sistema contributivo.
   Se questo è il quadro complessivo, allora, per piacere, qualcuno, che può, dica innanzitutto a Boeri che è una colossale fake news, affermare che:
       “Il contributivo è un calcolo giusto perché restituisce in pensione ciò che si è accumulato durante la vita professionale da ciascun lavoratore”.
   Il meccanismo di tipo assicurativo – attuariale, che presiede tale metodo, poggia, oltre che sulla contribuzione (nel privato, premio), anche sulla durata di vita attesa, dopo il pensionamento, che influisce sull’importo pensionistico in modo inversamente proporzionale al numero di anni che statisticamente restano da vivere, divisi per il montante accumulato (ditelo, per favore, a Boeri).
   Cioè, in termini sintetici, comprensibili a tutti, si può affermare che “ a parità di montante contributivo e di età pensionabile, chi vive statisticamente di meno, deve ricevere più pensione; mentre, chi vive di più, meno pensione”.
   Però, diversamente dalle Assicurazioni private, dove è necessario calcolare la diversa probabilità della speranza di vita al fine di poter stabilire per ciascuna tipologia di assicurato l’entità della rendita finale, nella Previdenza pubblica, il metodo contributivo si basa, invece, su un’unica speranza di vita media, valida per tutta la popolazione, a parità  di età di pensionamento, generando importi  generalizzati, oltre che iniqui.
   Invece, gli anni di vita statisticamente attesi dopo il pensionamento, devono essere differenziati, in ragione dell’appartenenza dei lavoratori a gruppi distinti, principalmente, per:
  • Categoria professionale (lavori faticosi, impegnativi, ecc./non), genere (uomo/donna), titolo di studio (istruzione bassa/media/alta) e anche per diversa ubicazione nel territorio nazionale (Nord/Sud).
  Tra queste classi sociali, infatti, sono state accertate dalla stessa ISTAT, diverse aspettative di vita media, facilmente riscontrabili dalle tavole di mortalità pubblicate sul sito ufficiale, per cui, in base alla regola sopra descritta, contrariamente a come opera l'INPS, in base alla legge, chi ha una speranza di vita minore, deve percepire una pensione (rendita, per il privato) più elevata, rispetto agli altri.
   Un esempio semplice, cari lettori, per chiarire a tutti questa complicata struttura di matematica attuariale.
    Con il medesimo montante, pari, in ipotesi, a €. 100.000 e alla stessa età di collocamento a riposo:
  1. La categoria di lavoratori con attività di lavoro disagevole (o, come riportato più sopra, in un’altra condizione più sfavorevole), che vive statisticamente di meno, pari, per esempio, a  9 anni, dovrebbe percepire una maggiore rata annuale di pensione pari a circa €.11.000 (€.100.000, montante, diviso per 9 anni residui).
  2. L'altro raggruppamento, in una situazione più agevole, per cui ha una superiore speranza di vita pari a 11 anni, dovrebbe ricevere una rata inferiore di circa €.9.000 (€.100.000 diviso per 11 anni).
  3. Invece in base alla media di 10 anni (tra 11 e 9 anni), uniformata per tutti, l’INPS eroga lo stesso importo di €.10.000 (€.100.000: 10 anni), con evidente danno economico per chi, campando statisticamente di meno, avrebbe dovuto invece percepire di più (nell’esempio: €. 11.000 e non €.10.000).
   Come si rileva chiaramente dall’esemplificazione su riportata, al danno si aggiunge anche la beffa: l’INPS, per una sorta di compensazione economica derivante dall’applicazione generalizzata della media unica, sta addirittura regalando somme aggiuntive (€. 1.000, come nell’esempio) alla parte dei pensionati che si trova in una posizione più vantaggiosa! 
   Come può affermare Boeri che l’importo della pensione calcolato con il trattamento pensionistico è "esattamente commisurato ai contributi versati da ciascun lavoratore", senza tener conto della diversa probabilità di vita? Qualcuno, che può, dica a  Boeri  di rispondere a questa semplice domanda!
   A questo punto, si capisce chiaramente che Il sistema che si basa sulla speranza di vita - con cui si calcolano, nel privato, le singole rendite assicurative - è assolutamente inidoneo a governare le pensioni pubbliche che potrebbero essere diverse nell'importo,  anche solo in relazione alla condizione lavorativa/sociale/territoriale/scolastica/di genere in cui si dovesse trovare il pensionando, oltre ad essere iniquo, parziale e ingiusto.
   Inoltre, considerato il costante aumento per tutti (neanche, in questo caso, viene differenziato tra i lavoratori) dell’aspettativa di vita, scatta un altro perverso meccanismo, per cui le pensioni diminuiranno sempre di più nell’importo, perché aumenta il “meritato” periodo di quiescenza, mentre, per lo stesso motivo, s’innalzeranno i requisiti pensionistici.                                           
    Cioè, esse saranno più povere e lontane nel tempo. Infatti:
  • L’importo della pensione è diminuito di ben 9,1% dal 2010, rispetto a chi si è pensionato nel 2009 e anni precedenti; del 3,3% dal 2013, in relazione al 2012, del 2% dal 2016 riguardo al 2015; si prevede che ridurrà di circa il 3% dal 2019, nei confronti dell'anno in corso.
  • L’età pensionabile per la pensione di vecchiaia e l'anzianità contributiva per quella anticipata (a proposito, Fornero, che cosa c’entra  il collegamento di  quest’ultimo requisito  con l'aspettativa di vita?), sono aumentati di 3 mesi dal 2013/2015; di altri 4 mesi dal 2016/2018; e saranno incrementati di ulteriori 5 mesi nel biennio 2019/2020.
    Cari lettori, capite, ci stanno facendo anche rimpiangere la speranza di vivere più a lungo!
   Con questa bizzarra e altalenante regola, chi è andato in pensione, per esempio, nel dicembre 2009, ha ricevuto, un importo superiore (del 9,1%) rispetto a colui che “ingenuamente” si è pensionato dopo un mese e cioè dal gennaio 2010, avendo lo stesso anno di età e sostanzialmente la medesima contribuzione; e così via.
   In questo modo si privilegiano i più furbi e si alimenta il c.d. fenomeno delle “pensioni d’annata”. Incredibile ma vero.
 Ma che diavolo di criterio sta regolando attualmente le pensioni pubbliche in Italia!
   Per piacere, qualcuno, che può, si faccia anche spiegare da Boeri come giustifica la sua proposta di “legge” (proprio così è scritto nell’articolato), intitolato “per equità e non per cassa” (ma, lo poteva fare nella sua qualità di Presidente di un Ente dello Stato?), per ricalcolare e riconvertire le quote retributive delle pensioni con importo elevato, in contributive, applicando una percentuale di riduzione del coefficiente (che trasforma il montante contributivo in pensione) di un sistema così parziale e divisivo, senza aver valutato la variabile “ tempo di vita”?
   Altro che il titolo beffardo “Per equità …………”; sarebbe stato più aderente alla realtà invertire l’avverbio di negazione in: “Non per equità, ma per cassa”!
   Per piacere, qualcuno gli spieghi che il contributivo sta funzionando come una sorta di “Robin Hood” alla rovescia: toglie soldi ai poveri e ingenui (pensionati), per darli ai più forti e furbi.
   Questa grave sperequazione derivante dall’applicazione comune della media statistica (non dalla Statistica, che è, al contrario, una scienza esatta), è stata spiegata, con una magistrale e sapiente sintesi, anche da Trilussa, addirittura nell’Ottocento, con la poesia de “La Statistica" del pollo a testa, perché, continua il poeta, “c’è un antro (il lavoratore che, per condizione più agevole, campa di più) che ne magna due”.
   Per piacere, qualcuno dica a Boeri, che rimaniamo in attesa, insieme ai milioni di pensionati defraudati da questo iniquo impianto, di un suo ufficiale chiarimento  e delle sue scuse, nella sua veste ufficiale di Rappresentante del massimo Istituto Previdenziale, anziché chiudersi nella Torre Eburnea romana dell'INPS di via Ciro Il Grande, alternando esternazioni di tipo autoreferenziale (sembra che parli a se stesso, elogiandosi) e/o politico, sganciate da ogni pubblico confronto.
   La cosa più grave, a mio avviso, è che tutto ciò si sta facendo alle spalle della popolazione, per cui la ragione principe e l’essenza di questo blog consiste essenzialmente nell’informare, avvertire e tentare di scoprire gli inganni, smascherando le trappole ordite ai vostri danni, cari lettori.   
   A questo punto, non sarebbe meglio convenire che il metodo contributivo, non sia assolutamente adatto a calcolare i trattamenti previdenziali pubblici?
   Mentre quello retributivo - con l’opportuna e auspicata modifica della media pensionabile retributiva riferita a tutta l’attività lavorativa – risulta un sistema molto più adeguato, perché la pensione è parametrata (in una percentuale che può essere eventualmente discussa), in base a tutte le retribuzioni riscosse da ciascun lavoratore, collocato a riposo, fermo restando, in questa ipotesi, la previsione dell’aumento della speranza di vita, collegata però solo all’età pensionabile.
   A tal proposito, si ricorda che la Corte Costituzionale, in numerosissime sentenze, e anche l’Ordinamento giuridico italiano, hanno considerato il sistema retributivo (non quello contributivo), aderente al dettato costituzionale e qualificata la pensione come “una retribuzione differita, che deve essere proporzionale allo stipendio, quando il pensionato era in attività di lavoro”, alla luce dell’art.36 della Costituzione.
    Ditelo, per favore, a Boeri che il retributivo è l'unico  calcolo che realizza con equità la formula      "a ciascuno il suo", cioè da pensionato si riceve in percentuale, quanto s'incassa da lavoratore.
 
                       INOLTRE, PER PIACERE, QUALCUN ALTRO, CHE PUÒ, DICA A BOERI:
   Che è un’altra fake news, quando dichiara che: “Il Bilancio INPS presenta un forte passivo e una parte delle pensioni deve essere coperta da risorse dello Stato e che il sistema previdenziale non è sostenibile e a rischio, specialmente rispetto all’ipotesi del nuovo Governo di introdurre il diritto alla pensione, con quota cento”.
   A  proposito di quest’ultimo argomento, ci riserviamo di spiegare, successivamente, ai nostri lettori, il meccanismo operativo della ripristinata pensione di anzianità, quando sarà pubblicato il relativo decreto legislativo, collegato alla nuova legge Finanziaria.
  Come dimostreremo in seguito, il Bilancio INPS è perfettamente  auto-sostenibile con la sola contribuzione sociale - considerata pacificamente in dottrina, una tassa di “scopo” (a differenza della fiscalità di profilo generale), finalizzata, cioè, al pagamento solo delle pensioni INPS d’invalidità, vecchiaia/anticipata e ai superstiti.
    Esso si presenta come un enorme calderone in cui sono inserite non solo le pensioni, ma anche le prestazioni assistenziali e altri interventi sociali, per cui, se opportunamente riclassificato per funzione previdenziale,  risulterebbe attivo, contrariamente  a quanto sostiene Boeri.   
   Quanto sopra è chiaramente dimostrato da tutti i cinque Rapporti, “sul Sistema previdenziale italiano” presentati, anche al Parlamento italiano, dall’autorevole  Comitato Scientifico di “Itinerari Previdenziali” - che si è  avvalso delle cifre tratte dal Casellario dei pensionati, gestito dell’Inps - e  “con il patrocinio del Ministero del lavoro” e “con la cooperazione anche dell’Ente previdenziale”- .
   Cari lettori, mi rendo conto di appesantire questo editoriale, ma ciò si rende necessario per esaminare, anche se in forma estremamente sintetica, singolarmente i predetti rendiconti annuali nel loro profilo di spesa netta - riferita alle pensioni supportate dai contributi versati dai lavoratori - al fine di dimostrare, con cifre alla mano, tutte le falsità raccontate, da decenni, sulla non sostenibilità del pianeta- pensione.
   Pertanto, l’esame dei citati Rapporti - una volta  escluse prioritariamente le pensioni e le prestazioni assistenziali (pensioni/assegni sociali, di invalidità civile, di guerra, maggiorazioni sociali varie, 14 esima mensilità ecc.) -  comincia analizzando le cifre lorde della spesa delle pensioni previdenziali, da cui devono essere detratte:
  1.  La quota G.I.A.S.: la Gestione costituita con legge, nell’ambito dell’Inps, per gli interventi socio/ assistenziali (circa 35 miliardi di euro), gestiti dall’Ente previdenziale, ma a carico dello Stato, come per esempio i prepensionamenti, le pensioni d’annata, ecc.
  2. L’integrazione al trattamento minimo (T.M.) delle pensioni al di sotto del limite legale che è un intervento di natura chiaramente assistenziale, il cui pagamento viene  anticipato, per ragioni di mutualità, dalle singole Gestioni INPS di appartenenza, in attesa della copertura statale. Questa somma aggiuntiva (circa 10 miliardi di euro) risulta   ancora inserita, a Bilancio, nella spesa complessiva delle  pensioni!!!   Ricordatelo, per favore,  a Boeri  che si dimentica sempre (forse ciò è voluto?!)  di dare disposizioni, a consuntivo, per toglierla dal conteggio   degli importi vitalizi. Incredibile, cari lettori, ma assolutamente vero (come confermato dai predetti Rapporti): Un costo  occulto (o, occultato) che ricade nelle tasche dei lavoratori che, di fatto,   finiscono per pagare, senza accorgersi, anche questa voce di competenza dello Stato, senza che nessuno protesti o li  metta in guardia!
  3. L’Irpef pagata dai pensionati, che non è assolutamente una spesa, in quanto il pensionato riscuote solo il netto; mentre per lo Stato, come in una partita di giro, è un’entrata (incamerando direttamente alla fonte circa 50 miliardi di euro l'anno) e  non una uscita, com’è postata invece dall’INPS, che la ingloba erroneamente nel costo complessivo delle pensioni. Avvertite Boeri, per favore, di questo sospetto raggiro (come nel gioco "delle tre carte"), operato dall’Ente da lui presieduto.
   Adesso veniamo al dettaglio dei singoli Esercizi  Finanziari (tab. 1.a.), a partire dal 2012 e fino al 2016:
   1) Nel 2012, il Bilancio  presenta un saldo attivo di  17,6  miliardi di euro:                    
  •  Per le uscite, la spesa lorda è stata di €. 242,8 miliardi, mentre quella netta di €. 154,7 miliardi, detratte le quote di natura assistenziale per €. 42,2 miliardi (G.i.a.s.: €.31.7 mld.; Trattamenti minimi: €. 10.5 mld.) e le tasse per €.45,9 miliardi.
  •  Per le entrate, i contributi sono stati pari a €. 172,3 miliardi, al netto di quelli trasferiti dallo Stato all’Inps (€.18,1 mld).
   2) Nel 2013, il Bilancio ha un saldo attivo di 12,7 miliardi di euro:
  •  Per le uscite, la spesa lorda è stata di €. 247,9 miliardi, mentre, quella netta di €. 159,2 miliardi, detratte le quote di natura assistenziale per €.43.6 miliardi (G.i.a.s.: €.33,3 mld; T.M.: €.10.3 mld) e le tasse per €.45,1 miliardi.
  •  Per le entrate, i contributi sono stati pari a €. 171,9 miliardi, al netto di quelli trasferiti dallo Stato all’Inps (€.17,4 mld).
   3) Nel 2014, il Bilancio ha un saldo attivo di 9,4 miliardi di euro:
  •  Per le uscite, la spesa lorda è stata di €. 249,4 miliardi, mentre quella netta di €. 163,4 miliardi, detratte le quote di natura assistenziale per €.43,1 miliardi (G.i.a.s.: €.33,3 mld; T.M.: €. 9,8 mld) e le tasse per €.42,9 miliardi.
  •  Per le entrate, i contributi sono stati pari a €. 172,8 miliardi, al netto di quelli trasferiti dallo Stato all’Inps (€.16,7 mld).
   4)  Nel 2015, il Bilancio ha un saldo attivo di 17 miliardi di euro:
  •  Per le uscite, la spesa lorda è stata di €. 253,9 miliardi, mentre quella netta di €. 159,3 miliardi, detratte le quote di natura assistenziale per €. 45,3 miliardi (G.i.a.s.: €.36 mld.; T.M. €.9,3 mld.) e le tasse per €.49,3 miliardi.
  •  Per le entrate, i contributi sono stati pari a €. 176,3 miliardi, al netto di quelli trasferiti dallo Stato all’Inps (€.15 mld).
   5)  Nel 2016, Il Bilancio ha un saldo attivo, addirittura, di € 21.3 miliardi:   
  •  Per le uscite, la spesa lorda è stata di €. 253,7 miliardi, mentre, quella netta di €.160 miliardi, detratte le quote di natura assistenziale per €.44 miliardi (G.i.a.s.: €.35,2 mld; T.M.: €.8,8 mld) e le tasse per €.49,7 miliardi.
  •  Per le entrate, i contributi sono stati pari a €. 181,3 miliardi, al netto di quelli trasferiti dallo Stato all’Inps (€. 15,2 mld).
  Altro che “buco”. Altro che sistema previdenziale fuori controllo!
  Da questa circostanziata analisi, cari lettori, abbiamo chiaramente documentato che i Bilanci INPS, una volta rimodulati per finalità previdenziale, presentano  un costante trend campionario di utili, tali da essere sufficienti anche per finanziare il sistema della quota 100 per la pensione di anzianità, il cui costo, invece, secondo un’altra fake news di Boeri, sarà a carico dello Stato “per 140 milioni in 20 anni”.
   Per piacere, qualcuno comunichi a Boeri l'oggettività e l'autenticità delle sopraddette cifre, tratte, lo voglio ribadire, dall’Archivio INPS e gli dica che il sottoscritto si  rende disponibile a un confronto su questo o altro tema, in qualunque sede da lui prescelta.
   Inoltre giova ricordare che il sistema delle "quote" (la somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva) non è una novità dell’attuale governo, ma fu istituita dalla legge Prodi che stabilì un primo percorso per il diritto al pensionamento, che partiva dall’1.7. 2007, con quota 95, fino al 2013 con quota 98 (62 anni di età e 36 anni di contributi).
   Quest’ultima mai usufruita dai pensionandi, perché nel frattempo intervenne la sciagurata riforma Fornero che provvide a spazzare via, su imposizione della Commissione europea, la pensione di anzianità in tutte le sue articolazioni, aumentando senza alcuna flessibilità, di sette anni il diritto alla successiva pensione anticipata.
   Perciò, a ben vedere, l’attuale proposta governativa rappresenta la naturale prosecuzione temporale rispetto alla predetta pensione, quota 98, ritenuta, all’epoca, perfettamente sostenibile.
   Il vero “buco” di cui nessuno parla (nemmeno Boeri, diteglielo per favore) è rappresentato, invece, dalle prestazioni assistenziali (tab.9.3), erogate dall’INPS, nel 2016, a più di 8,2 milioni di pensionati assistiti parzialmente o integralmente dallo Stato (esentati anche dal pagare le imposte) - su un totale di 16 milioni -   il cui costo è scorrettamente coperto  anche dagli utili dei "Bilanci INPS- Bancomat", cioè dai soldi dei lavoratori, anziché solamente dallo Stato!
Mentre I pensionati veri e propri,  quelli a carico legittimamente della contribuzione sociale, rappresentano la minoranza (7,8 milioni) e sono soggetti anche al carico fiscale!
 
                                        INFINE, POICHÉ NON C’E MAI FINE ALLE FALSITA’,
                                   PER PIACERE, QUALCUN ALTRO, ANCORA, DICA A BOERI:
   Che i dati forniti dall’Italia all’Organismo europeo “Eurostat” sono errati perché prefigurano una falsa rappresentazione del reale costo delle pensioni: Un altro buco nero, inestricabile e inverosimile, contenuto nelle Statistiche predisposte e comunicate in Europa dall’Istat, sulla base delle cifre indicate nel Bilancio dell’INPS.
   In esse si ripete, in ambito europeo, ancora una volta, un’incredibile ed equivoca commistione tra pensioni previdenziali e le prestazioni non pensionistiche. Queste ultime (come per esempio, la 14^ mensilità, le integrazioni al minimo, le maggiorazioni sociali, gli assegni familiari, i prepensionamenti), sono state inserite dall’Istat nella spesa pensionistica, anziché “nel sostegno della famiglia” e “nell’esclusione sociale”, cosi come l’Eurostat  invece le ha assegnate agli altri Paesi europei.
   Ciò fa lievitare inevitabilmente anche il PIL (prodotto interno lordo, cioè la ricchezza accumulata nell’anno dal Paese), dando il pretesto alla Commissione europea di ingiungere all’Italia nuovi interventi legislativi, ancora più restrittivi.
   Com’è possibile, ditelo per favore a Boeri, che ancora non provvede a contestare tali dati, ricavati dal Bilancio dell'Ente, così sballati e neppure allineati alla normativa europea?
   Com’è possibile che non ci sia alcuna interlocuzione tra il Presidente dell’Inps e quello dell’Istat e anche con il Ragioniere generale dello Stato. Incredibile.
   Dilettanti allo sbaraglio (a meno che ciò non sia voluto).
   Se si procedesse finalmente alla divisione delle prestazioni, in relazione alla loro natura, anche nel circuito europeo, risulterebbe, lo ribadiamo, ancora una volta, con forza, che il costo netto delle pensioni, pari a €. 160 miliardi e con il 9,5% del PIL, nel 2016, sarebbe il meno caro d’Europa, anche rispetto alla Germania (12% del PIL), ed economicamente sostenibile con il solo apporto   dei lavoratori.
   Questi dati sbagliati sono stati la causa primaria dei continui “maltrattamenti” subiti dai pensionati, ai quali dovrebbe essere, semmai, riconosciuta una sorta di ricostituzione di ufficio per i danni economici subiti dalla loro pensione.
     Da ultimo, e non per ultimo, una ciliegina finale (purtroppo amara) da porre su questo editoriale, in tema di tassazione delle pensioni, in chiave europea.
   Com’è confermato anche da un recente articolo su “Panorama”, del 21 novembre, il frastagliato carico fiscale vigente nei vari Paesi europei - per esempio, su una pensione lorda di €. 19.789 (3 volte il trattamento minimo) -  è il seguente:
  •  L'Italia  paga per tasse €. 4.000; la  Spagna, €. 1.800; il Regno Unito,  €. 1.500; la Francia, €. 1.000; la Germania, €. 39. Non è un refuso, si conferma, la Germania paga 39 euro di tasse!  
    A parte la considerazione, cari lettori, della evidente disparità etica - economica tra i pensionati dell’Unione Europea, mi domando e vorrei che qualcuno chiedesse a Boeri, ai Presidenti dell’Istat e dell’Eurostat, al Ragioniere generale dello Stato, alla Politica e al Presidente della Commissione Europea, Juncker, come si possa procedere a una classificazione seria, ponderata, equa e imparziale del costo delle pensioni fra i Paesi dell’Europa, se  è prevista una tassazione così disuguale che, inglobata nella spesa pensionistica, la fa crescere in modo arbitrario, ingiustificato e anche disomogeneo, all'interno dei Bilanci dei singoli Stati.
   Questa non è una  graduatoria reale, ma una parodia, un trucco!
   Nell'esempio su riportato, il cittadino italiano, pagando più tasse di tutti, riceve una  pensione netta di €. 15.789, minore rispetto a tutti gli altri, e, in particolare, a quello tedesco che, tassato in modo irrisorio, riscuote molto di più, pari a €. 19.750.
   Cionondimeno, l'Italia risulta uno dei Paesi europei con maggiore spesa pensionistica.
  Vi spiego, in modo più semplice possibile, il colossale imbroglio sulle pensioni,  in Italia,  costruito sulla  base al modello del "gioco al doppio tavolo": 
- da un lato, la  pensione singola viene calcolata, al netto (con esclusione) delle tasse, e, per tale motivo, diminuisce;
- dall'altro, la spesa pensionistica complessiva viene misurata al lordo (con inclusione) delle imposte, e, per la ragione inversa, aumenta considerevolmente (di circa 50 miliardi di euro l'anno, con oltre 3 punti percentuali di PIL).
    Quanto sopra viene dimostrato praticamente, prendendo a prestito le cifre indicate dal predetto esempio, per  una simulazione del costo delle pensioni, limitata alla Germania e all'Italia.
    La spesa globale per le pensioni, comprese le tasse, appare uguale (€.19.789) tra  i due Paesi.  Invece, scomponendola, si rileva che:
  • in Italia, il 79,80% è composto  da pensione (€.15.789), in  Germania il 98,80% (€.19.750)
  • In Italia, il rimanente 20,20%, da tasse (€.4.000); in Germania, lo 0,20% (€.39)
  • Pertanto l'Italia, per allinearsi almeno alla Germania, dovrebbe  incrementare l'importo netto  delle pensioni  di circa il 20%: in tal caso immaginate, cari lettori, la canea delle  grida d'allarme, scatenata dai soliti noti (Boeri in primis) in  Italia e in Europa?
    Insomma chi  ci guadagna è sempre lo Stato italiano, con l'introito delle tasse (equiparate, giova ripeterlo, incredibilmente, tra le poste in  uscita del Bilancio Inps, insieme all'importo pensionistico); chi ci perde è sempre  il solito pensionato che riceve, nella stragrande   maggioranza, pensioni inadeguate (anche per la spesa  dilatata a causa del fisco), mentre è "costretto" a pagare allo Stato, tributi spesso onerosi.
   Per favore, dite a Boeri di quest'altro deplorevole inganno consumato ai danni della parte più debole della Società Civile. Questa è la tanto declamata giustizia redistribuiva? Vergogna!
   A nostro avviso, lo vogliamo ribadire, c'è stato un disegno ben architettato, teso a  non  scorporare  le imposte fiscali dai trattamenti previdenziali (non c'è nemmeno il bisogno di spiegarne la diversa e incompatibile natura, avendo mischiando "mele e pere"), che ha provocato:
  •  Da una parte, l’ulteriore aumento ingiustificato della suddetta spesa, ripeto, di circa 50 miliardi l’anno che ha concorso a convincere la Commissione Europea di un Sistema Previdenziale Italiano troppo costoso,  che andava riformato.
  • Dall'altra,  l'assurdità, per i lavoratori in attività, di doversi  accollare anche questo surplus anomalo di uscita di Bilancio, originato non da motivi di quiescenza, ma dal carico fiscale, imposto ai pensionati-contribuenti, di cui è  beneficiario solo lo Stato.
    Chiedete, per cortesia, a Boeri perché non esterna, non contesta, non si oppone, non contrasta, non protesta, non reclama, non dissente, non propone di rettificare  questo paradosso, oltre ai danni, innescato dal Bilancio dell’Ente che presiede!
   In chiusura, una proposta alla Politica nuova, al fine di eliminare definitivamente ogni possibile confusione di natura sistemica e contabile e qualsiasi alibi per chiunque:
  •  Due Bilanci separati e gestiti eventualmente anche da due diversi Enti di previdenza/ di assistenza, distinti per competenza funzionale (prestazioni pensionistiche e quelle socio-assistenziali) e per modalità di finanziamento (a carico dei contributi sociali e del Fisco).
   Fin d’ora ringrazio i lettori che sempre più numerosi leggono questo blog e chi avrà avuto la bontà e la pazienza di riferire a Boeri il contenuto del presente editoriale.
  Spero di essere riuscito a informarvi adeguatamente, ricorrendo a  semplici esempi, a cifre oggettive sul funzionamento e anche sulle distorsioni del sistema previdenziale,  e  "traducendo" in un linguaggio chiaro, il tecnicismo di cui è impregnato la materia previdenziale.
   Comunque rimango a disposizione  per ogni richiesta di chiarimento.

Prof. a c. Lucio Casalino
ex Direttore di Sede INPS
Consigliere nazionale Cisal                                                                     

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